Una relazione della Columbia Britannica (la provincia di British Columbia, Canada) eseguita tra il 1911 e il 1915 e relativa agli incidenti di transito nell’ambito dei trasporti pubblici, si dà conto che le donne avevano il primato in materia di incidenti. Forse per via del loro “comportamento ansioso, talvolta testardo, di ostinarsi nel salire e scendere mentre i veicoli erano ancora in movimento”, è una delle possibili motivazioni considerate nella relazione.
In effetti, gran parte delle donne, dopo aver preso il tram, accusavano sgradevoli conseguenze quali capi d’abbigliamento rovinati e persino esaurimenti nervosi. Talvolta, recavano dei segni degli infortuni subiti durante la corsa quali tagli, graffi e ferite di diversa tipologia. Qualche passeggera è anche finita con le costole fratturate e qualcun’altra addirittura inconscia dopo la caduta del tram.
Quelle fortunate che ne erano uscite illese, a fine corsa, riportavano delle conseguenze legate agli accessori che, secondo la moda dell’epoca, dovevano trasportare insieme a sé. Dopo una collisione tra due tram interurbani nella città di Vancouver, nel 1911, una passeggera denunciò la perdita della borsa e degli orecchini ed un'altra ne uscì illesa ma notevolmente scossa e con il proprio parasole completamente distrutto.
Di tutte queste esperienze altrui, Marion Harland ne fece tesoro e nel suo libro Complete Etiquette, 1914 consigliava “Una delle cose che la maggior parte delle donne deve imparare è il modo corretto di scendere dal tram, cioè scendere con il piede destro, guardando in avanti, il che evita imbarazzi in ogni caso e talvolta, se le vetture parte troppo presto, un incidente.”
Tra gli atti encomiabili femminili invece, vi è quello accaduto nel 1913, sempre nella British Columbia: una donna salvò la giornata con una forcina. Successe durante una corsa della linea Oak Street nella quale vi era solo una donna tra tutti i passeggeri. Quando il veicolo rimase senza elettricità e dovette fermarsi, la signora non ebbe nessuna remora e“sottostando alla richiesta del motorman e in modo molto grazioso, lei consegnò la propria forcina e fu grazie a questo suo aiuto che la vettura potè riacquistare la scintilla e proseguire la corsa fino al capolinea senza altri incidenti.”
Non ci è giunta voce che in Italia sia stata fatta un’indagine del genere, tuttavia qualche accenno al fatto che le donne avessero delle cattive abitudini in salita e in discesa dei tram si evince in un articolo del house organ dell’Azienda Tranvie Municipali di Torino del 1927. Ma non per questo, le corse tranviarie nostrane erano meno prive di incidenti.
Un articolo del quotidiano La Stampa del 1935, dà conto di quanto accaduto su un tram della linea 10 della città di Torino nell'articolo Un tranviere, una scimmia, due donne. Verso le nove di mattina, all’ angolo tra corso Vinzaglio e via Cernaia, nel centro di Torino “sale una donna sulla trentina…ella tiene, avvolto in una scialle grigio, un fagotto”. Non essendoci sulla vettura più di una decina di passeggeri il che consentiva una ampia libertà di movimento, il bigliettaio si adoperò con comodità al controllo dei biglietti. Ad un tratto, sentì un sussulto venire dal fagottino tenuto in braccio dalla donna e vide una mano scappare fuori di esso. “Una mano inverosimilmente piccola ma irrequieta, nervosa…e pelosa,” il bigliettaio quindi scosse lo scialle e vide uscire dalle pieghe della stoffa la testina di una scimmietta. Una passeggera, nel vedere l’animaletto spuntare fuori, ricordò al fattorino che le scimmie erano delle “sporche bestiacce" e che il regolamento vietava il trasporto di animali sulle vetture tranviarie. La padrona della scimmia obiettò, a sua volta, sostenendo che aveva sempre portato con sé la scimmietta in tram e nessuno aveva mai fatto opposizioni. Si crearono a questo punto “due fazioni di passeggeri: pro-scimmia e contro scimmia, con il bel risultato di mettere il fattorino fra incudine e martello”. All’incrocio di via Garibaldi e via S.Francesco d’Assisi dove vi era un vigile urbano “i contendenti scendono, si spiegano e rimane nella vettura soltanto il tranviere.”
Purtroppo l’articolo non riporta la fine della storia né specifica quale delle due fazioni abbia vinto la battaglia. Comunque sia che la scimmietta fosse arrivata a destinazione a piedi o proseguendo sul tram, anche da questo lato dell’oceano i trasporti tranviari erano spesso una sorgente di divertimento per il modico prezzo del biglietto.
FONTI
Women, men and urban public transport in Germany. Barbara Schmucki, The Journal of Transport History, Institute of Railway Studies, York Technical University, Darmstadt, march 2002.
Ladies Riding Cars, 30 agosto 2014, www. https://isabellaalden.com/
Un tranviere, una scimmia, due donne. La Stampa, 3 ottobre 1935.
Il problema delle cattive abitudini in salita e in discesa delle vetture tranviarie viene represso dalla Rivista dell’Azienda Tranvie Municipali di Torino, nel suo secondo numero nel mese di marzo 1927.
“Eppure dicono che le donne stanno facendo passi da gigante”. New York Times, 12 giugno 1910. https://isabellaalden.com/
The Evening Work di New York ripropone l’argomento dell’altezza dei gradini del tram in questo articolo del 21 giugno 1922 .